Rooms (2013 - 2015)

In the modernity in which we live, to combine the restless beauty of the past with the shiny seduction of the future is both a necessity and a choice. Paolo Vergnano knew or perhaps only sensed that while he was walking in his Langhe countryside, going in search of lonely and deeply fascinating places, abandoned houses in which he entered at first only driven by curiosity, then animated by the aim of giving them a new life. We can imagine him while, crossing thresholds closed since a long time, his gaze lingers on signs of life left by the last inhabitants gone away leaving a cabinet door open revealing a shelf, a stove in the middle of an empty room, a beach chair open next to a once refined piece of furniture. Back home with that spoil of images, Vergnano “enters” his bright room in order to radically transform those places characterized by a theatrical spectacle and by an ancient silence. You hear a sudden wing flutter, a sound of hooves on the stairs, a mix of screechings, calls, neighs which announce the sight of animals that bring those places to life, suspended in the air as the pelican, wondering the corridors as the giraffe, finding a comfortable seat in a chair as the penguin. The smart use of the post-production techniques has not been intended to amaze with the spectacular, but to create a dreamlike atmosphere in which his images have been able to convey a gently poetic message.

 


Stanze (2013 - 2015) 

Nella contemporaneità in cui viviamo coniugare la bellezza inquieta del passato con la luccicante seduzione del futuro è insieme una necessità e una scelta. Lo sapeva o forse solo lo intuiva Paolo Vergnano mentre camminava nelle campagne delle sue Langhe andando alla ricerca di luoghi solitari e quindi proprio per questo carichi di fascino, casolari abbandonati in cui è entrato dapprima solo spinto dalla curiosità, poi animato dall’idea di conferire loro una nuova vita. Lo possiamo immaginare mentre, varcando soglie chiuse da tempo, sofferma lo sguardo sui segni di vita lasciati dagli ultimi abitanti che se ne sono andati lasciando la porta di un armadio aperta su uno scaffale, una cucina economica in mezzo a una stanza vuota, una sedia a sdraio aperta accanto a un mobile un tempo pregiato. Tornato a casa con quel bottino di immagini, Vergnano “entra” nella sua camera chiara per trasformare radicalmente quei luoghi caratterizzati da una spettacolarità teatrale e da un silenzio antico. Si sente un improvviso battere d’ali, un rumore di zoccoli sulle scale, un mescolarsi di stridori, versi, nitriti che preludono alla vista di animali che fanno rivivere quei luoghi stando sospesi in aria come il pellicano, aggirandosi per i corridoi come la giraffa, trovando una comoda sistemazione su una sedia come il pinguino. L’intelligente utilizzo delle tecniche di postproduzione non è stato finalizzato a meravigliare con la spettacolarità ma a creare un’atmosfera onirica all’interno della quale le sue immagini hanno saputo trasmettere un messaggio delicatamente poetico.

 

Roberto Mutti

 

 

I bambini sono come giraffe

crescono da soli

La forma del tempo - Daniela Pellegrino